mercoledì 5 novembre 2008

Il Grande freddo

Bevemmo caffè fino alle 7:00 di mattina. Marcus era in gamba, e come ogni persona in gamba aveva un matrimonio fallito alle spalle per il quale non puoi fare più nulla. Devi lasciarlo andare. Se lo capisci in tempo diventi una persona migliore e la qualità della vita diventa migliore. E' come stare con un morto in casa perchè ti sei abituato a vederlo da vivo. Il problema non è tanto morale quanto igienico.
I poliziotti sono come tutta la gente del mondo, quando staccano continuano a parlare di lavoro, solo che le cosa che raccontano sono sempre più interessanti di quelle di tutti gli altri. In mezzo alle loro storie ci finiscono sempre qualche puttana un paio di cazzotti e un tizio in ospedale.
A sentire lui arrivavano di continuo telefonate di gente che chiamava per segnalare casi di gente che faceva sesso con animali.
...
Finite le storie sparammo ancora un paio di cazzate poi ci stufammo e Marcus disse andiamo a dormire. Era stato un bel modo di passare il tempo, tempo che di solito passi immobile orizzontale aspettando una luce qualsiasi da est.
Uscimmo in strada e le nostre auto erano parcheggiate in direzioni opposte.
"Perchè non ci siamo presi a botte questo giro?", gli dissi.
"Perchè c'era qualcuno che ne aveva più bisogno di te"
"Si ma adesso siamo solo io e te".
Marcus mi guardò strano.
"Tu sei malato. Si può sapere cosa cazzo c'è nel tuo cervello?"
"Merda"
Gli tirai uno spintone.
"Sono troppo stanco per ucciderti" disse Marcus.
Gliene tirai un altro.
"Ti devo un pugno in faccia ancora dall'altra volta"
"Questo è il momento".
"Sono troppo stanco anche per menare i vecchi".
"Vaffanculo".
"Tu vaffanculo"
Ce ne andammo, uno da una parte e uno dall'altra.Non ci odiavamo, eravamo solo gente abituata a prendersi a botte per capire se eravamo ancora vivi, tutto qui. Mi voltai ma Marcus non c'era già più. Mi guardai in giro. La gente camminava veloce sempre con questa grande voglia di impegnarsi.